Il terremoto e la forza di una sopravvissuta

Sono un analista per una delle big four degli anni 2000, è giovedì mattina, sto a Milano in uno degli uffici di IntesaBCI, sto smadonnando con il Thinkpad aziendale per far funzionare il software, passata da poco l’orario della pausa caffè, e so che domattina dovrò portarmi il trolley dall’albergo perchè domani pomeriggio prenderò l’aereo per tornare a casa.

Si, all’epoca in trasferta usavamo sta roba qua, quelli con il caratteristico trackpoint, comodo come vogare con un remo solo in mare agitato.

Il collega Rosario mi dice: “C’è stato un terremoto in Molise“. Molise, dove?

L’epicentro situato in provincia di Campobasso tra i comuni di San Giuliano di Puglia, Colletorto, Santa Croce di Magliano, Bonefro, Castellino del Biferno, Ripabottoni e Provvidenti. La scossa è stata avvertita in molte altre parti.

Ho moglie e figlia lì. Chiamo mia moglie, non prende. Mia moglie sta a scuola, mentre a Campomarino c’è mia suocera con mia figlia. Chiamo mia suocera, niente.

L’altro collega: “Michè ma tutto a posto?” “Devo risolvere una cosa”

Non c’è ancora whatsapp ne gli smartphone, le notizie frammentarie vanno cercate nei pochi siti di news. Repubblica quando non è sovraccarico inizia a raccontare di un terremoto, ma non si sa l’epicentro, non spiega niente. E’ un periodo in cui le notizie principali devono prima passare per il mainstream in TV, poi con calma sul web.

Il telefono aziendale dell’epoca era un Nokia 6310 metallizzato.

Intanto non riesco ancora a parlare con i familiari. E ci vuole tempo per mandare anche un semplice SMS. Mia cognata mi chiama per sapere notizie, spiego “No, ancora non riesco a parlarci” “E’ stato molto forte, è pure crollata una scuola“.

E’ crollata una scuola?” Chiudo il pc, vado nelle scale a parlare “Sentiamoci appena uno dei due riesce a contattarle

Dopo minuti che mi sono sembrate ore riesco a parlarci, è tutto a posto. Mia moglie sapeva della scuola crollata, ma a Campomarino avevano evacuato tutti i bambini per tempo. Mia suocera poco poco vista la mala parata ha preso mia figlia nel passeggino ed è andata in strada.

Torno al portatile e vedo che trapela malumore per questo meridionale che si è allontanato dalla postazione per motivi così futili come telefonare alla famiglia. Sapete, quella bella abitudine dei manager milanesi, quando vai via alle 18:30 “uelà, già vai via, hai fatto mezza giornata?“. Tutto capire è tutto perdonare. Ma non ero più lo stesso.

A San Giuliano di Puglia nello stesso momento crolla il solaio di copertura di parte dell’edificio scolastico “Francesco Jovine” che comprendeva scuola materna, elementare e media. Sotto le macerie rimangono intrappolati 58 bambini, 8 insegnanti e 2 bidelli. Muoiono 27 bambini (frequentanti la scuola elementare) e un’insegnante. Il ventisettesimo bambino muore all’ospedale Bambin Gesù di Roma dopo un mese. Innumerevoli i feriti, ed i traumi che segnano a vita questi sfortunati bambini.

31 ottobre 2002, a San Giuliano di Puglia. Quello che rimaneva della scuola subito dopo il sisma.

Alcuni tra i bambini sopravvissuti rimangono sotto le macerie per diverse ore. Di questi ce n’è una, Pia Antonietta Antignani, è originaria di Larino, ha da poco compiuto dieci anni, che rimane sotto le macerie per otto lunghissime ore.

Si laurea in Geologia con 110 e lode nel 2019. Qualche giorno fa ha compiuto trentatrè anni. Le faccio i miei auguri, e spero di poterle stringere la mano da vicino un giorno. Il suo profilo instagram: https://www.instagram.com/piaantignani/

(PS: poche ore fa c’è sta una scossa di terremoto con epicentro a Grottolella, qui nello studio si è sentita abbastanza. Stavolta ho chiuso con molta calma e sono andato a raggiungere la famiglia, e chissene di quello che pensa Rosario)